Tutti dovrebbero avere la sua Francesca, lui l'aveva trovata. L'aveva trovata per caso quando in una cena a casa di amici i loro sguardi si erano incrociati.Era il 1979.
Francesca era una donna bella ed intelligente, schiva e dolce e lui che si era ripromesso di non innamorarsi mai più si ritrovò ad amare quella donna proprio mentre la sua vita iniziava ad essere a rischio, come avrebbe lui stesso rivelato a sua sorella era un morto che camminava.
Non potendosi sposare perchè in attesa di divorzio, la loro storia veniva vissuta con discrezione , ma senza nasconderla a familiari e tanto meno sul lavoro. Mai un bacio in pubblico, se non quello scambiatosi il giorno del matrimonio celebrato 1986 .
La loro non era una vita facile, era una vita blindata, che li aveva privati delle cose più semplici della quotidianità,come fare una passeggiata, o fare shopping.
Viaggiavano separati affiancati dalle scorte, dormivano persino ogni notte in case diverse, ma il loro amore era più forte.
Io penso che il loro amore continui ancora, anche se si sono presi la loro vita
23 Maggio 1992, Capaci autostrada A29
io vivo in un mondo pieno di gente che finge di essere quella che non è, ma quando parlo con te sono come voglio essere
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mercoledì 23 maggio 2012
giovedì 17 maggio 2012
Lecite emozioni
Ne aveva sentito parlare da alcune delle sue amiche, tutte entusiaste ed esaltate le erano sembrate come quelle casalinghe che parlano del Bimbi quasi fosse Gesù bambino.
Solo che qui non si parlava di un elettrodomestico, ne di un dildo che ognuna di loro possedeva, anzi nel cassetto segreto ve ne era più di uno, parlavano di un uomo, che a sentir loro sapeva soddisfare tutte, qualunque fossero le richieste.
Enrico qua, Enrico là, erano riuscite a stuzzicare la sua curiosità. Cosa le costava provare anche solo per una volta?
Quel pomeriggio non aveva un granchè da fare, la noia si era impossessata non solo dei suoi pensieri ma di tutto il suo corpo, era come se non le appartenesse, doveva far qualcosa per svegliarlo da quello strano torpore.
Forse le mani sapienti di Enrico, avrebbero saputo toccare i tasti giusti, e riportare allo scoperto quella vanità di donna che da molto tempo aveva messo da parte.
L'avevamo avvertita che Enrico non prendeva appuntamento, il rischio era di trovare altre donne impazienti e di aspettare anche per ore, ma tutte ritenevano che fosse un sacrificio accettabile.
Trovò tre donne prima di lei, le scrutò di sottecchi, a primo acchito almeno due di esse non le sembravano bisognose di affidarsi alle cure di Enrico, anche se erano le più impazienti, divoravano le riviste poggiate distrattamente sulle gambe accavallate, sfogliandole senza neanche soffermarsi a guardare le figure.
Più volte si chiese se era il caso di rimanere, era nervosa e non tanto convinta che quel cambiamento le era necessario, ma era lì tanto valeva provare.
Enrico entrò da una porta laterale, il suo ingresso provocò strane vibrazioni, si alzarono tutte per ricevere i suoi baci sulle guance, le signore arrossivano e tornavano a sedersi in trepidante attesa.
Come se fosse stato un prete che avesse schizzato l'acqua santa sui fedeli per rabbonirli, Enrico si mise al lavoro e chiamò la prima.
Non c'era privacy, l'avevano avvertita, si era gentilmente costretti a guardare e a lasciarsi guardare.
Le mani Di Enrico lavoravano veloci e sicure, il resto del corpo sembrava seguire il loro movimento, così che i sui piegamenti, i suoi giri da un fianco all'altro della sua cliente assomigliavano ad una danza, il cui ritmo finiva per coinvolgere non solo i ballerini ma tutto il pubblico...noi.
Arrivato il mio turno ero sempre più nervosa, ma oramai impaziente di lasciarmi andare nelle sue mani, a spingermi a proseguire erano stati i sorrisi di soddisfazione che erano stampati sul viso delle tre che mi avevano preceduto.
In piedi davanti a lui mi sentivo inerme e alla domanda se avessi un idea precisa di cosa volessi rimasi zitta scuotendo lievemente la testa.
Sorrise.
Pose una mano sotto il mento obbligandomi a seguire i movimenti che impartiva, destra, sinistra, di fronte e poi girandomi con un movimento gentile ma deciso mi ritrovai con lui dietro la schiena mentre mi specchiavo nel grande specchio che era difronte.
Mi sollevo i capelli sulla nuca, sicuramente stava dicendomi qualcosa, mi affidai a lui.
Dopo un ora di frizioni, colori, massaggi e ferri arroventati , mi sorpresi con lo stesso sorriso delle altre, uscii da li con la ferma intenzione di ritornarci al più presto, non avrei mai più fatto a meno di quelle mani.
Il nuovo taglio e il nuovo colore dei capelli mi stavano da dio, avevano ragione le mie amiche Enrico come parrucchiere è il migliore.
Finalmente la giornata era finita, l'ultima cliente era andata via.
Quella sera Enrico era felice, il suo amore lo portava a cena, non che avessero da festeggiare qualcosa in particolare, tra loro andava così ogni giorno era una festa. Avevano cercato a lungo entrambi la persona giusta con cui dividere la vita, e poi un giorno quasi per caso, così come avviene il più delle volte i loro occhi si erano incrociati, e dopo quasi un anno ogni volta che erano insieme la magia del loro primo incontro si rinnovava e ne usciva più grande e quasi inspiegabile.
Aveva portato da casa un cambio di vestiti, nulla di elegante per carità magari sarebbero solo andati in pizzeria chi lo sà, in ogni caso un pantalone e una camicia sarebbero andati bene anche per un ristorante.
Si rinfrescò il viso notando che le occhiaie lo segnavano, aprì un cassetto e tirò fuori il nuovo prodotto a detta di una sua amica miracoloso, una sorta di matita da passarci su per attenuare il livore, si specchiò non particolarmente convinto, squillò il telefono , rispose, la sua voce calda disse solo : Sono fuori .
Mentre chiudeva la porta, guardò dall'altro lato della strada, Marco era lì bello come il sole che le regalava il suo sorriso, nell'attesa di averlo accanto e di baciarlo come se il mondo non fosse altro che i loro corpi stretti in un abbraccio.

Solo che qui non si parlava di un elettrodomestico, ne di un dildo che ognuna di loro possedeva, anzi nel cassetto segreto ve ne era più di uno, parlavano di un uomo, che a sentir loro sapeva soddisfare tutte, qualunque fossero le richieste.
Enrico qua, Enrico là, erano riuscite a stuzzicare la sua curiosità. Cosa le costava provare anche solo per una volta?
Quel pomeriggio non aveva un granchè da fare, la noia si era impossessata non solo dei suoi pensieri ma di tutto il suo corpo, era come se non le appartenesse, doveva far qualcosa per svegliarlo da quello strano torpore.
Forse le mani sapienti di Enrico, avrebbero saputo toccare i tasti giusti, e riportare allo scoperto quella vanità di donna che da molto tempo aveva messo da parte.
L'avevamo avvertita che Enrico non prendeva appuntamento, il rischio era di trovare altre donne impazienti e di aspettare anche per ore, ma tutte ritenevano che fosse un sacrificio accettabile.
Trovò tre donne prima di lei, le scrutò di sottecchi, a primo acchito almeno due di esse non le sembravano bisognose di affidarsi alle cure di Enrico, anche se erano le più impazienti, divoravano le riviste poggiate distrattamente sulle gambe accavallate, sfogliandole senza neanche soffermarsi a guardare le figure.
Più volte si chiese se era il caso di rimanere, era nervosa e non tanto convinta che quel cambiamento le era necessario, ma era lì tanto valeva provare.
Enrico entrò da una porta laterale, il suo ingresso provocò strane vibrazioni, si alzarono tutte per ricevere i suoi baci sulle guance, le signore arrossivano e tornavano a sedersi in trepidante attesa.
Come se fosse stato un prete che avesse schizzato l'acqua santa sui fedeli per rabbonirli, Enrico si mise al lavoro e chiamò la prima.
Non c'era privacy, l'avevano avvertita, si era gentilmente costretti a guardare e a lasciarsi guardare.
Le mani Di Enrico lavoravano veloci e sicure, il resto del corpo sembrava seguire il loro movimento, così che i sui piegamenti, i suoi giri da un fianco all'altro della sua cliente assomigliavano ad una danza, il cui ritmo finiva per coinvolgere non solo i ballerini ma tutto il pubblico...noi.
Arrivato il mio turno ero sempre più nervosa, ma oramai impaziente di lasciarmi andare nelle sue mani, a spingermi a proseguire erano stati i sorrisi di soddisfazione che erano stampati sul viso delle tre che mi avevano preceduto.
In piedi davanti a lui mi sentivo inerme e alla domanda se avessi un idea precisa di cosa volessi rimasi zitta scuotendo lievemente la testa.
Sorrise.
Pose una mano sotto il mento obbligandomi a seguire i movimenti che impartiva, destra, sinistra, di fronte e poi girandomi con un movimento gentile ma deciso mi ritrovai con lui dietro la schiena mentre mi specchiavo nel grande specchio che era difronte.
Mi sollevo i capelli sulla nuca, sicuramente stava dicendomi qualcosa, mi affidai a lui.
Dopo un ora di frizioni, colori, massaggi e ferri arroventati , mi sorpresi con lo stesso sorriso delle altre, uscii da li con la ferma intenzione di ritornarci al più presto, non avrei mai più fatto a meno di quelle mani.
Il nuovo taglio e il nuovo colore dei capelli mi stavano da dio, avevano ragione le mie amiche Enrico come parrucchiere è il migliore.
Finalmente la giornata era finita, l'ultima cliente era andata via.
Quella sera Enrico era felice, il suo amore lo portava a cena, non che avessero da festeggiare qualcosa in particolare, tra loro andava così ogni giorno era una festa. Avevano cercato a lungo entrambi la persona giusta con cui dividere la vita, e poi un giorno quasi per caso, così come avviene il più delle volte i loro occhi si erano incrociati, e dopo quasi un anno ogni volta che erano insieme la magia del loro primo incontro si rinnovava e ne usciva più grande e quasi inspiegabile.
Aveva portato da casa un cambio di vestiti, nulla di elegante per carità magari sarebbero solo andati in pizzeria chi lo sà, in ogni caso un pantalone e una camicia sarebbero andati bene anche per un ristorante.
Si rinfrescò il viso notando che le occhiaie lo segnavano, aprì un cassetto e tirò fuori il nuovo prodotto a detta di una sua amica miracoloso, una sorta di matita da passarci su per attenuare il livore, si specchiò non particolarmente convinto, squillò il telefono , rispose, la sua voce calda disse solo : Sono fuori .
Mentre chiudeva la porta, guardò dall'altro lato della strada, Marco era lì bello come il sole che le regalava il suo sorriso, nell'attesa di averlo accanto e di baciarlo come se il mondo non fosse altro che i loro corpi stretti in un abbraccio.
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domenica 13 maggio 2012
Bianco e nero
Non si piange di gioia oggi, anche se la signora vince, piangono per un signore che ha vinto ma che dovrà andar via.
Il fatto è che quel numero 10 li ha fatti sognare per molti anni, sicuramente avranno altri sogni, ma lui resterà sempre quello che, quella volta lì, quello del, come lui, se c'era lui....
Da parte mia solo un imbocca al lupo per tutto ciò che verrà dopo.
A parte questo sono incazzata col sole, devi te se stamattina in spiaggia giocava a nascondino ed ora che sono in casa splende come in agosto! Si starà vendicando ?
Il fatto è che quel numero 10 li ha fatti sognare per molti anni, sicuramente avranno altri sogni, ma lui resterà sempre quello che, quella volta lì, quello del, come lui, se c'era lui....
Da parte mia solo un imbocca al lupo per tutto ciò che verrà dopo.
A parte questo sono incazzata col sole, devi te se stamattina in spiaggia giocava a nascondino ed ora che sono in casa splende come in agosto! Si starà vendicando ?
venerdì 11 maggio 2012
Vorrei un giro gratis
Ho scoperto da un po di essere vittima e carceriere, proprio come nella canzone dei Nomadi, francamente non so quale dei due è meglio.
Signori, l'amore è strano, imprevedibile e sovversivo.
Dimenticate le poesie sdolcinate e i cuoricini, molto più spesso l'amore è travaglio.
E' travaglio quando nasce tra mille incognite e speranze, e passata la prima fase idilliaca ritornano le fatiche per farlo crescere o semplicemente alimentarlo anche se purtroppo molto spesso arrivati all'ultimo petalo della margherita si finisce con un : non m'ama.
Proprio allora quando tutto svanisce ritorna il travaglio per un amore che non è più amore, e per quell'amore che si era sognato rimanesse tale.
E poi la giostra continua a girare, perchè niente rende più ottusi di quelle cinque lettere, nonostante i dolori le promesse e le decisioni si torna alla cassa per pagare un altro giro
Signori, l'amore è strano, imprevedibile e sovversivo.
Dimenticate le poesie sdolcinate e i cuoricini, molto più spesso l'amore è travaglio.
E' travaglio quando nasce tra mille incognite e speranze, e passata la prima fase idilliaca ritornano le fatiche per farlo crescere o semplicemente alimentarlo anche se purtroppo molto spesso arrivati all'ultimo petalo della margherita si finisce con un : non m'ama.
Proprio allora quando tutto svanisce ritorna il travaglio per un amore che non è più amore, e per quell'amore che si era sognato rimanesse tale.
E poi la giostra continua a girare, perchè niente rende più ottusi di quelle cinque lettere, nonostante i dolori le promesse e le decisioni si torna alla cassa per pagare un altro giro
giovedì 12 gennaio 2012
Io, lei e la morte
Secondo me anche gli oggetti si affezionano.
Premesso che da quando ho messo su casa ho cambiato solo il frigorifero, e ultimamente la testiera del letto perchè entrambi rotti, tutto il resto è uguale.
Ho una signora in casa che da circa due anni mi fa disperare. Sembra sul punto di lasciarmi un giorno si ed uno no.
Senza lei sarei persa, ma se mi lascia non posso far altro che sostituirla, sperando che la nuova collaboratrice sia come lei. Silenziosa , efficente, forte e poco complicata. Insomma una vecchia signora , stampo antico, senza tanti fronzoli.
Cara lavatrice, che devo fare con te? Una cosa è certa non ti organizzerò il funerale prima che tu non sia morta, e si devo essere certa che tu sia morta definitivamente perchè da due anni tu continui a beffarmi. Non lo so se non muori perchè ti sei affezionata, o per non farmi spendere soldi, o semplicemente perchè gira e rigira ti eri annoiata ed ora stai giocando con me!
Due anni fa mentre ritiravo i panni da stendere, mi accorgo che non aveva fatto la centrifuga, mi dico che forse era stato un mio errore e non ci faccio caso. Metto altri panni a lavare, vado per stenderli e li trovo ben strizzati, tiro un sospiro di sollievo era stato un errore.
Nei giorni seguenti si ripete lo stesso quadretto, una lavatrice non centrifugata, poi altre buone.... Tengo duro infondo non è grave.
Ma dopo un po esasperata chiamo il tecnico, mi pulisce la pompa, recupero un po di monetine, un pezzo di 5 euro, un calzino, il tappo di una bibita, due bulloni,un groviglio di peli e capelli...
Nonostante il medico avesse detto che il problema era risolto, le cose non cambiarono. Finchè un giorno trovo un mare di acqua per terra.
Mio marito trova il problema , cestello bucato, prende degli attrezzi siringa il foro con del silicone, incerotta il tutto con del nastro speciale...miracolo, mai più versata una goccia d'acqua! Anche quella volta oramai disperata a cambiarla. la mia fedele collaboratrice risorge.
Da due anni io e lei nei nostri frequenti contatti giornalieri, veniamo a patti, lei cerca di fare più lavatrici centrifugate di quelle in cui fa sciopero, io le prometto di tenerla in casa finchè non defunge definitivamente.
Se questo non è amore!
Premesso che da quando ho messo su casa ho cambiato solo il frigorifero, e ultimamente la testiera del letto perchè entrambi rotti, tutto il resto è uguale.
Ho una signora in casa che da circa due anni mi fa disperare. Sembra sul punto di lasciarmi un giorno si ed uno no.
Senza lei sarei persa, ma se mi lascia non posso far altro che sostituirla, sperando che la nuova collaboratrice sia come lei. Silenziosa , efficente, forte e poco complicata. Insomma una vecchia signora , stampo antico, senza tanti fronzoli.
Cara lavatrice, che devo fare con te? Una cosa è certa non ti organizzerò il funerale prima che tu non sia morta, e si devo essere certa che tu sia morta definitivamente perchè da due anni tu continui a beffarmi. Non lo so se non muori perchè ti sei affezionata, o per non farmi spendere soldi, o semplicemente perchè gira e rigira ti eri annoiata ed ora stai giocando con me!
Due anni fa mentre ritiravo i panni da stendere, mi accorgo che non aveva fatto la centrifuga, mi dico che forse era stato un mio errore e non ci faccio caso. Metto altri panni a lavare, vado per stenderli e li trovo ben strizzati, tiro un sospiro di sollievo era stato un errore.
Nei giorni seguenti si ripete lo stesso quadretto, una lavatrice non centrifugata, poi altre buone.... Tengo duro infondo non è grave.
Ma dopo un po esasperata chiamo il tecnico, mi pulisce la pompa, recupero un po di monetine, un pezzo di 5 euro, un calzino, il tappo di una bibita, due bulloni,un groviglio di peli e capelli...
Nonostante il medico avesse detto che il problema era risolto, le cose non cambiarono. Finchè un giorno trovo un mare di acqua per terra.
Mio marito trova il problema , cestello bucato, prende degli attrezzi siringa il foro con del silicone, incerotta il tutto con del nastro speciale...miracolo, mai più versata una goccia d'acqua! Anche quella volta oramai disperata a cambiarla. la mia fedele collaboratrice risorge.
Da due anni io e lei nei nostri frequenti contatti giornalieri, veniamo a patti, lei cerca di fare più lavatrici centrifugate di quelle in cui fa sciopero, io le prometto di tenerla in casa finchè non defunge definitivamente.
Se questo non è amore!
giovedì 22 dicembre 2011
Dolce Natale....cioccolato ovunque ...ma non era pasqua quello del cioccolato? bo
Come da tradizione oggi ho preparato alcuni dolcini natalizi....però di natalizio i miei dolci hanno poco.
Avrei dovuto preparare gli struffoli, ma a casa mia non li mangiano, avrei dovuto preparare il croccante ma francamente anche questo non è che ai miei piaccia molto. Quindi preparo cosette golose che so saranno di loro gradimento.
Fagottini o in dialetto calabrese cassatedde, con sfoglia alla ricotta ripieni di nutella
300 gr ricotta
300 di farina
200 di burro
1 pizzico di sale
1 bustina di lievito
Impastare, mettere in frigo per mezz'ora, stendere e riempire con nutella o marmellata, infornare temperatura media finchè si dorano
Coccole con mandorle e cioccolato fondente
150 gr di ricotta
7 cucchiaia di latte
7 cucchiaia di olio di mais
80 gr zucchero
300 gr di farina
1 bustina di lievito
1 bustina di vanillina
Per il ripieno
1 chiara d'uovo
90 gr mandorle
90 gr cioccolato fondente triturato
zucchero a velo
Impastare e fare riposare per mezz'ora in frigo, stendere in due rettangoli. sbattere la chiara d'uovo e spalmarla sui rettangoli cospargere di mandorle e cioccolato, arrotolare e tagliare in fette di circa 1 cm, infornare , dopo cotti cospargere di zucchero a velo
Petali di rosa.
300 gr di farina
1 uovo
60 ml di birra
1/2 tazzina di zucchero
1/2 bustina vanillina
Impastare fare riposare per mezz'ora in frigo, tirate la sfoglia, io ho utilizzato l'apposita macchinetta posizionata sul 5, la sfoglia deve essere molto sottile, tagliare tre cerchi di misure concentriche posizionarle una sull'altra usando un po di acqua per farle attaccare,praticare dei piccoli tagli sui cerchi sovrapposti, friggere, alla fine mettere nel centro nutella o marmellata.
Attenzione la pasta mentre impastate risulterà molto dura, non preoccupatevi deve essere così.
L 'unica ricetta che ho fotografato, perchè proprio mi scordo di documentare i passaggi di ciò che preparo, è quella dei petali di rosa.
Buon Natale
Avrei dovuto preparare gli struffoli, ma a casa mia non li mangiano, avrei dovuto preparare il croccante ma francamente anche questo non è che ai miei piaccia molto. Quindi preparo cosette golose che so saranno di loro gradimento.
Fagottini o in dialetto calabrese cassatedde, con sfoglia alla ricotta ripieni di nutella
300 gr ricotta
300 di farina
200 di burro
1 pizzico di sale
1 bustina di lievito
Impastare, mettere in frigo per mezz'ora, stendere e riempire con nutella o marmellata, infornare temperatura media finchè si dorano
Coccole con mandorle e cioccolato fondente
150 gr di ricotta
7 cucchiaia di latte
7 cucchiaia di olio di mais
80 gr zucchero
300 gr di farina
1 bustina di lievito
1 bustina di vanillina
Per il ripieno
1 chiara d'uovo
90 gr mandorle
90 gr cioccolato fondente triturato
zucchero a velo
Impastare e fare riposare per mezz'ora in frigo, stendere in due rettangoli. sbattere la chiara d'uovo e spalmarla sui rettangoli cospargere di mandorle e cioccolato, arrotolare e tagliare in fette di circa 1 cm, infornare , dopo cotti cospargere di zucchero a velo
Petali di rosa.
300 gr di farina
1 uovo
60 ml di birra
1/2 tazzina di zucchero
1/2 bustina vanillina
Impastare fare riposare per mezz'ora in frigo, tirate la sfoglia, io ho utilizzato l'apposita macchinetta posizionata sul 5, la sfoglia deve essere molto sottile, tagliare tre cerchi di misure concentriche posizionarle una sull'altra usando un po di acqua per farle attaccare,praticare dei piccoli tagli sui cerchi sovrapposti, friggere, alla fine mettere nel centro nutella o marmellata.
Attenzione la pasta mentre impastate risulterà molto dura, non preoccupatevi deve essere così.
L 'unica ricetta che ho fotografato, perchè proprio mi scordo di documentare i passaggi di ciò che preparo, è quella dei petali di rosa.
Buon Natale
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martedì 1 novembre 2011
Il pozzo di San Patrizio
Quei cinque minuti di funicolare che l'avrebbero condotta su in paese sembravano interminabili, aveva fretta di arrivare al pozzo.
Mentre consultava la guida, per scegliere il percorso più breve, si chiese come mai tra tutte le città in cui avrebbe potuto andare aveva scelto proprio quella,ed in particolare quel pozzo, ma non aveva più importanza, niente aveva più importanza oramai, era arrivata, pagò il biglietto d'entrata ed iniziò a scendere gli scalini. Entrava poca luce dalle finestrelle che si aprivano a distanze simmetriche sull'interno del pozzo, c'era odore di muffa.
Ogni scalino un ricordo, la prima volta che l'aveva visto, il primo bacio, le vacanze insieme e le serate passate sul divano a farsi le coccole. Il loro matrimonio, la sua partenza e poi il ritorno con quelle quattro parole che continuavano a rimbalzarle in testa " non sento più nulla". Come poteva essere finito tutto così?Non si dava pace.Non aveva risposte per placare quel dolore che le impediva di respirare. Continuava a scendere quegli scalini verso l'ignoto.
La torre del Moro in lontananza batteva le ore. Doveva scendere più in fretta, doveva fare in modo che il mondo non arrivasse a lei, trovare pace.Ogni passo verso il basso era come scendere sempre più in profondità col suo io, doveva farlo tacere.
Senza essersene resa conto si ritrovò alla base del pozzo, prese una monetina e d'istinto la buttò dentro. La calma dell'acqua rifletteva il suo volto, si guardava ma non riusciva a vedersi , si era persa nel filo dei suoi pensieri, ed aveva capito la ragione del suo essere lì.
Il pozzo di San Patrizio, costruito da Antonio da Sangallo, caratterizzato dall'avere due scalinate indipendenti a doppia elica, in modo che gli asini che venivano usati per trasportare l'acqua all'esterno non si ostacolassero nel loro antirivieni. Chi scendeva non si incontrava mai con chi saliva, per quanto lei avesse corso non avrebbe più raggiunto il suo uomo. Era scesa giù verso l'ignoto, aveva raggiunto quell'acqua che era fonte di vita, doveva risalire e riprendere la sua a pieni mani, non voleva incontrare il suo uomo in quel pozzo, se era destino perdersi del tutto o ritrovarsi doveva succedere sotto il sole , quel sole che man mano che risaliva si faceva più luminoso.
Dedicato a mia cugina E.
Mentre consultava la guida, per scegliere il percorso più breve, si chiese come mai tra tutte le città in cui avrebbe potuto andare aveva scelto proprio quella,ed in particolare quel pozzo, ma non aveva più importanza, niente aveva più importanza oramai, era arrivata, pagò il biglietto d'entrata ed iniziò a scendere gli scalini. Entrava poca luce dalle finestrelle che si aprivano a distanze simmetriche sull'interno del pozzo, c'era odore di muffa.
Ogni scalino un ricordo, la prima volta che l'aveva visto, il primo bacio, le vacanze insieme e le serate passate sul divano a farsi le coccole. Il loro matrimonio, la sua partenza e poi il ritorno con quelle quattro parole che continuavano a rimbalzarle in testa " non sento più nulla". Come poteva essere finito tutto così?Non si dava pace.Non aveva risposte per placare quel dolore che le impediva di respirare. Continuava a scendere quegli scalini verso l'ignoto.
La torre del Moro in lontananza batteva le ore. Doveva scendere più in fretta, doveva fare in modo che il mondo non arrivasse a lei, trovare pace.Ogni passo verso il basso era come scendere sempre più in profondità col suo io, doveva farlo tacere.
Senza essersene resa conto si ritrovò alla base del pozzo, prese una monetina e d'istinto la buttò dentro. La calma dell'acqua rifletteva il suo volto, si guardava ma non riusciva a vedersi , si era persa nel filo dei suoi pensieri, ed aveva capito la ragione del suo essere lì.
Il pozzo di San Patrizio, costruito da Antonio da Sangallo, caratterizzato dall'avere due scalinate indipendenti a doppia elica, in modo che gli asini che venivano usati per trasportare l'acqua all'esterno non si ostacolassero nel loro antirivieni. Chi scendeva non si incontrava mai con chi saliva, per quanto lei avesse corso non avrebbe più raggiunto il suo uomo. Era scesa giù verso l'ignoto, aveva raggiunto quell'acqua che era fonte di vita, doveva risalire e riprendere la sua a pieni mani, non voleva incontrare il suo uomo in quel pozzo, se era destino perdersi del tutto o ritrovarsi doveva succedere sotto il sole , quel sole che man mano che risaliva si faceva più luminoso.
Dedicato a mia cugina E.
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